Un padre che ci ha testimoniato il cuore grande di Dio

Un anno fa Mons. Salvatore Nicolosi ci lasciava

Non è facile né ovvia la paternità. Quando c’è, però, avverti un dono unico. A un anno di distanza dalla morte di Mons. Nicolosi è questo il primo motivo di gratitudine: è stato un padre per la Chiesa di Noto. Ci ha tenuto ad iniziare il suo episcopato e a sempre improntarlo e ricordarlo nella cifra dell’affetto, dell’affetto in Cristo. E amava ripetere, correggendo Cartesio: «Non: cogito ergo sum, ma cogitor ergo sum (non: penso dunque sono, ma sono pensato dunque ci sono)». E tuttavia lo diceva senza centrare su di sé questa verità. Sarebbe stato un semplice bisogno che fa ritornare da anziani bambini egoisti. Lo diceva cercando di pensare come poter aiutare gli altri, quelli più sfortunati. Con la concretezza e nobiltà di un segno: lasciare quello che aveva ricevuto come sua parte di eredità familiare per una fondazione, ovvero per un’opera di carità che non si disperdesse in qualche iniziativa e distribuzione di aiuti estemporanea, ma progettasse una prossimità attenta e intelligente. È nata così la Fondazione Madre Teresa di Calcutta Onlus e, ad un anno di distanza, abbiamo intanto la casa di Mons. Nicolosi diventata centro di incontro e di crescita per giovani diversamente abilità: Casa Tobia, con attività diurne nei primi giorni della settimana e un’esperienza residenziale negli ultimi giorni. E poi un servizio a favore dei malati gravi o terminali attraverso i Centri di ascolto della Caritas. C’è di più però nell’eredità di Mons. Nicolosi, ci sono le  sue grandi consegne spirituali. Anzitutto la centralità di Gesù! Quando si entrava in confidenza con lui, si avvertiva che il suo problema principale era come aiutarci (e ci si metteva in mezzo pure lui) a coltivare un rapporto vivo con Gesù, «perché Gesù non restasse un fantasma». E che non ci fosse separazione in lui tra desideri profondi e azione di governo (per la quale si è speso con intelligenza, equilibrio e delicatezza) lo mostra la grande intuizione di dare all’evento massimo del suo episcopato, al Sinodo diocesano, il tema “Riscoprire Gesù lungo le nostre strade”. Tema che diventa per noi attualissimo nella preparazione al Convegno ecclesiale di Firenze. L’altra problema che avvertiva importante era la corresponsabilità di tutti i battezzati. Che ha promosso in tutti i modi, ma soprattutto con la sua capacità di accogliere e far crescere con una paternità premurosa e aperta. Fino alla terza grande consegna: man mano che avanzava negli anni e nella sapienza insisteva sulla misericordi di Dio, sul cuore grande di Dio che non può escludere nessuno, che non ci permette alcun giudizio. Ci ho pensato spesso durante il Sinodo sulla famiglia: dobbiamo a Mons. Nicolosi la possibilità di aver maturare nel nostro Sinodo la decisione di accostarci alle difficoltà della famiglia «convertendoci alla tenerezza di Dio», guardando tutti con simpatia. Mons. Nicolosi resta così in mezzo a noi come un padre la cui larghezza di mente e di cuore ci ha fatto crescere adulti, ci ha aiutato a capire quanto conta l’essenziale, a sentirci interpellati per testimonianze di Vangelo offerte con stili coerenti alla grandezza del cuore di Dio. «Con l’irradiazione e non con la mobilitazione» – chiariva con forte convinzione. “Irradiazione” che è la sostanza della missione, la verità di una Chiesa che sarà “in uscita” quanto più sapremo uscire da noi stessi e metterci in ascolto dei fratelli, fino a condividerne le sorti, per questo assumendo stili di povertà, umiltà, cordialità, mitezza, coraggio, liberta dai beni e poteri di questo mondo.  

 

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