Inaugurazione Porta Santa Casa Tobia

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L’anno Santo che stiamo vivendo è ricco di significato e di gesti che aiutano a comprenderne quello più profondo: la salvezza offerta ad ogni uomo. Aprire la “Porta della Misericordia” a Casa Tobia a Noto è uno di questi gesti grazie al quale è possibile scoprire la bellezza e la semplicità del messaggio di questo  Giubileo straordinario.  Una porta semplice, di una casa in cui si respira la condivisione di sofferenze, fatiche, gioie e speranze: quella di casa Tobia è una porta che adesso è strumento di conversione per quanti vorranno attraversarla e celebrare il Giubileo insieme ai ragazzi che vivono in via Torino 20 e che ogni giorno sono accompagnati nel cammino della riscoperta della propria dignità. La data scelta per questo appuntamento non è stata casuale, infatti il 25 Gennaio 2016 ricorreva il terzo anniversario dell’inaugurazione di Casa Tobia e dell’inizio del Progetto che sfida il territorio nella guarigione dalla cecità dell’indifferenza e del pregiudizio nei confronti della disabilità. Il Vangelo dell’ emorroissa guarita grazie alla sua fede è stato il brano che ha guidato i primi pellegrini a varcare la Porta Santa, un brano che incarna le storie degli inquilini di questa casa speciale, che cercano Gesù per toccarne il mantello, per avere in dono la guarigione del cuore e la forza per superare ostacoli e impedimenti posti dal pregiudizio di chi intende la disabilità solo come una menomazione, un peso, una croce. Le parole di Mons. Nicolosi, lette davanti alla porta della sua abitazione hanno ricordato che la «“croce” significa forza nelle prove, ma soprattutto dono di sé: significa messa in conto, nel cammino di obbedienza al Padre, di difficoltà, resistenze, solitudine, umiliazioni e, anche, fallimento, specialmente di fronte a situazioni complesse e gravi di povertà. Ma “croce” è soprattutto via alla risurrezione, innesto nel mistero Pasquale, passaggio alla vera maturità cristiana.» La Porta Santa di Casa Tobia è  per la città e per quanti vorranno varcarla un’opportunità di conversione e di ulteriore comprensione che la Misericordia di Dio ha riversato l’esplosione della vita in qualsiasi vita umana e che nell’incontro con il cieco, il lebbroso o con qualsiasi altro uomo toccato dal dolore sta l’occasione di una relazione riabilitativa e capace di condurre alla via della Salvezza.

 

Ada Mazzonello

Programma Festival famiglie e Crisci ranni 2015

A tutti, di cuore, l’augurio di una buona Pasqua! Che sia passaggio per la nostra vita personale, ecclesiale e civile. Per questo si segnala il programma del Festival delle famiglie e del rito Crisci ranni che si terranno nella settimana dopo Pasqua a Modica: diventa un modo di portare la Pasqua dentro la vita della città! Tra i momenti che ci riguardano in particolare come comunità ecclesiale si segnalano: l’animazione per i bambini sabato 11 aprile alle 15,30 partendo dall’Atrio comunale di Modica percorsi di animazione nella città e il rito alle ore 18 in piazza Matteotti. Permette per bambini e giovani di vivere un’esperienza comunitaria di festa dal sapore pasquale nel cuore della città. Peraltro – come testimonia la mostra nel vicino Palazzo De Leva – c’è stata una preparazione che ha permesso di riflettere con le scuole sull’abitare, ricca di messaggi che i bambini ci donano con la loro semplicità. La sera di sabato 11 aprile per i giovani alle 21,30, sempre in piazza Matteotti, il concerto dei Qbeta offerto dalla fondazione di comunità Val di Noto. I giovani potranno trovare altri momenti specifici per loro giovedì 9 aprile presso l’Auditorium Pietro Floridia sempre in piazza Matteotti nel convegno sull’abitare e con la proiezione del film “Disconnect”, mentre educatori ed operatori potranno partecipare a un confronto significativo nel convegno del sabato mattina sulla comunicazione virtuale. La domenica dalle 9,30 laboratori vari e momento conviviale … Tutto è promosso insieme da quindici associazioni ed enti, con il supporto dell’Amministrazione comunale e in particolare dell’Assessorato alle politiche sociali.
Si allega programma.

Un padre che ci ha testimoniato il cuore grande di Dio

Un anno fa Mons. Salvatore Nicolosi ci lasciava

Non è facile né ovvia la paternità. Quando c’è, però, avverti un dono unico. A un anno di distanza dalla morte di Mons. Nicolosi è questo il primo motivo di gratitudine: è stato un padre per la Chiesa di Noto. Ci ha tenuto ad iniziare il suo episcopato e a sempre improntarlo e ricordarlo nella cifra dell’affetto, dell’affetto in Cristo. E amava ripetere, correggendo Cartesio: «Non: cogito ergo sum, ma cogitor ergo sum (non: penso dunque sono, ma sono pensato dunque ci sono)». E tuttavia lo diceva senza centrare su di sé questa verità. Sarebbe stato un semplice bisogno che fa ritornare da anziani bambini egoisti. Lo diceva cercando di pensare come poter aiutare gli altri, quelli più sfortunati. Con la concretezza e nobiltà di un segno: lasciare quello che aveva ricevuto come sua parte di eredità familiare per una fondazione, ovvero per un’opera di carità che non si disperdesse in qualche iniziativa e distribuzione di aiuti estemporanea, ma progettasse una prossimità attenta e intelligente. È nata così la Fondazione Madre Teresa di Calcutta Onlus e, ad un anno di distanza, abbiamo intanto la casa di Mons. Nicolosi diventata centro di incontro e di crescita per giovani diversamente abilità: Casa Tobia, con attività diurne nei primi giorni della settimana e un’esperienza residenziale negli ultimi giorni. E poi un servizio a favore dei malati gravi o terminali attraverso i Centri di ascolto della Caritas. C’è di più però nell’eredità di Mons. Nicolosi, ci sono le  sue grandi consegne spirituali. Anzitutto la centralità di Gesù! Quando si entrava in confidenza con lui, si avvertiva che il suo problema principale era come aiutarci (e ci si metteva in mezzo pure lui) a coltivare un rapporto vivo con Gesù, «perché Gesù non restasse un fantasma». E che non ci fosse separazione in lui tra desideri profondi e azione di governo (per la quale si è speso con intelligenza, equilibrio e delicatezza) lo mostra la grande intuizione di dare all’evento massimo del suo episcopato, al Sinodo diocesano, il tema “Riscoprire Gesù lungo le nostre strade”. Tema che diventa per noi attualissimo nella preparazione al Convegno ecclesiale di Firenze. L’altra problema che avvertiva importante era la corresponsabilità di tutti i battezzati. Che ha promosso in tutti i modi, ma soprattutto con la sua capacità di accogliere e far crescere con una paternità premurosa e aperta. Fino alla terza grande consegna: man mano che avanzava negli anni e nella sapienza insisteva sulla misericordi di Dio, sul cuore grande di Dio che non può escludere nessuno, che non ci permette alcun giudizio. Ci ho pensato spesso durante il Sinodo sulla famiglia: dobbiamo a Mons. Nicolosi la possibilità di aver maturare nel nostro Sinodo la decisione di accostarci alle difficoltà della famiglia «convertendoci alla tenerezza di Dio», guardando tutti con simpatia. Mons. Nicolosi resta così in mezzo a noi come un padre la cui larghezza di mente e di cuore ci ha fatto crescere adulti, ci ha aiutato a capire quanto conta l’essenziale, a sentirci interpellati per testimonianze di Vangelo offerte con stili coerenti alla grandezza del cuore di Dio. «Con l’irradiazione e non con la mobilitazione» – chiariva con forte convinzione. “Irradiazione” che è la sostanza della missione, la verità di una Chiesa che sarà “in uscita” quanto più sapremo uscire da noi stessi e metterci in ascolto dei fratelli, fino a condividerne le sorti, per questo assumendo stili di povertà, umiltà, cordialità, mitezza, coraggio, liberta dai beni e poteri di questo mondo.  

 

Oltremare

 AOltremare_pieghevole Siracusa e Pozzallo Festival per comprendere e amare il Mediterraneo

Comprendere e amare il Mediterraneo: è il sottotitolo scelto per Oltremare, il festival organizzato dalla neonata Fondazione di Comunità Val di Noto, con il sostegno di Fondazione con il Sud e Caritas Italiana, che avrà luogo a Siracusa e Pozzallo, rispettivamente i  prossimi 5 e 6 settembre. Il ricco e variegato programma – speculare nelle due date – risponde all’urgenza di un esercizio collettivo di comprensione critica delle dinamiche geopolitiche mediterranee da cui dipendono diversi fenomeni, tra cui, in particolare, il riversarsi sulle coste italiane di un numero sempre maggiore di migranti e i tragici naufragi che ne conseguono. Sarà proposto un ciclo di conferenze tenuto da esperti studiosi e attivisti, con la chiara finalità di consegnare al pubblico la possibilità di acquisire una più ampia e consapevole visione del panorama storico, istituzionale, giuridico ed economico relativo al Mediterraneo, senza dimenticare di dar voce alla concretezza del vissuto di coloro che scelgono di rischiare la vita, attraversandolo. Due le mostre fotografiche che saranno inoltre allestite per l’occasione. Gli scatti che verranno esposti a  Pozzallo – in collaborazione con Libera – Associazioni, nomi, numeri contro le mafie – mostrano una vera e propria “fenomenologia degli sbarchi”, registrata dal 2008 a oggi, caratterizzata dal grande discrimine dell’avvio dell’operazione Mare Nostrum. Un calvario, quello dei superstiti, che non si conclude una volta messo piede sulle banchine dei porti siciliani. Per questo motivo a Pozzallo sarà allestito un fotoreportage sulle condizioni di vita degli immigrati sfruttati dalle agromafie locali. Il Festival sarà caratterizzato anche da significativi momenti di convivialità. I percorsi gastronomici serali saranno preparati dal laboratorio “Don Puglisi” di Modica e dalla cooperativa “L’arcolaio” di Siracusa e curati e presentati dallo chef Carmelo Chiaramonte. Frutto di queste collaborazioni saranno le cene che, da un lato, comunicheranno al pubblico del Festival i valori e le idealità fondanti di queste realtà solidali già fortemente radicate nel territorio, e, dall’altro, favoriranno -una volta conclusi i cicli di conferenze- l’elaborazione, il dialogo e l’incontro. Le due serate si concluderanno con le esibizioni di diverse realtà musicali siciliane attente alla contaminazione e al multiculturalismo. A condividere il palco con i musicisti sarà l’attore modicano Andrea Tidona che, durante l’avvicendamento tra un’ensemble e l’altra, leggerà brani estratti da una raccolta di poesie, da un testo teatrale e da un’antologia di attivisti. La chiave per comprendere il senso del festival organizzato dalla Fondazione di Comunità Val di Noto risiede nel suo stesso nome: “Oltremare” è un festival che intende andare oltre ogni forma divulgata e di stereotipo, oltre gli steccati disciplinari, oltre i generi artistici, così da abituare all’inclusione, incoraggiare uno sguardo più consapevole, curioso e generoso verso ciò che accade nella nostra terra, per restare umani rispetto a ciò che accade nei nostri mari, perché la cosa indispensabile, forse, è capire ciò che accade oltremare. Per poterci chiamare, tutti, mediterranei.

Mons. Nicolosi: un vescovo fattosi Chiesa

Il Concilio attuato con coraggio, pazienza e umiltà

Venerdì 10 gennaio è morto Mons. Salvatore Nicolosi, uno degli ultimi Padri conciliari viventi, per ventotto anni vescovo di Noto dopo sette anni a Lipari. Come per Mons. Romero si disse “Un vescovo fatto popolo”, di Lui si può dire “Un vescovo fatto Chiesa, Chiesa secondo il Concilio Vaticano II”. Le prime parole di molti, appresa la notizia della sua morte, sono state: «Abbiamo perso un Padre». Ma pensandoci si può aggiungere un “Padre della Chiesa”, perché lui la Chiesa di Noto l’ha servita aiutandola a crescere per essere sempre più se stessa: non un insieme di attività, non un’organizzazione, non un esercito contro il mondo, ma Chiesa che, nello spirito del Concilio Vaticano II, ritorna alle fonti e si modella sulla Chiesa nascente (tema della sua lettera pastorale per il venticinquesimo di episcopato) e mette al centro le cose essenziali della fede: l’ascolto della Parola, l’Eucaristia, la fraternità, i poveri. Da qui un continuo aggiornamento recependo le istanze più vive del cammino postconciliare delle Chiese d’Italia e invitando i relatori più capaci di aiutare a pensare sul serio; da qui un continuo sollecitare ed accompagnare il rinnovamento della pastorale con coraggio, pazienza, umiltà. Chiesa, quindi, popolo di Dio in cui tutti i battezzati somo corresponsabili e possono vivere come figli adulti. Al culmine, dopo l’attenta Visita pastorale, c’è stata l’esperienza del Sinodo diocesano, con i sinodali in parte eletti durante le messe domenicali, con una grande libertà di confronto e la richiesta di franchezza e lealtà, con decisioni finali frutto di tanto ascolto e tanta ricerca. Chiesa, ancora, povera e dei poveri, tema che si è era un po’ smarrito (un importante prelato un giorno mi disse: «è un tema desueto!») e che papa Francesco ha ripreso con quella consapevolezza che già il Sinodo della Chiesa di Noto aveva messo al centro: i poveri hanno a che fare con Dio, con il suo agire, e con una evangelizzazione autentica. Ed anche il gemellaggio con la Chiesa di Butembo-Beni venne avviato con questo senso: «ritrovarsi alle periferie dell’Impero per cantare il Magnificat». Come non si stancava di sottolineare Mons. Nicolosi: un rapporto tra Chiese nella storia degli uomini, un gemellaggio non centrato sulle opere ma sulle relazioni e sul discernimento dei segni dei tempi, un annuncio della pace messianica.

Una paternità che fa crescere figli adulti e fratelli affettuosi

Si è fatto Chiesa, Chiesa del Concilio, Mons. Nicolosi con il modo con cui ha fatto il vescovo. Qualcuno ha detto: «Sembrava essere vescovo da sempre, la sua autorevolezza e signorilità un po’ intimoriva, ma poi scoprivi la sua profonda umanità, e che tutto questo favoriva relazioni vere». La distanza e la vicinanza erano un tutt’uno nella preoccupazione di rispettare ognuno e di invitare tutti a camminare insieme, ad evitare di essere battitori isolati. Da qui una chiara centralità, per Mons. Nicolosi, della vita cristiana ordinaria e della parrocchia. Da qui anche la valorizzazione di tutte le sensibilità, ed eventualmente la scelta di alcune istanze più aperte, sempre e solo perché prevalesse il cuore grande di Dio (e l’intelligenza e sapienza che ne derivano) e il respiro largo del Vangelo. E questo passava per l’accoglienza di ognuno, dei più deboli in particolare, interessandosi in prima persona di tante situazioni di povertà e di malattia. Con altrettanta attenzione ai fratelli nella fede ed in particolare ai preti: «Sapevamo sempre di poter essere ascoltati» – è la testimonianza di molti di loro. Ma faceva crescere anche attraverso una fede “pensata”, dando grande spazio e libertà alla teologia, grande fiducia a tutti a partire dai duplici titoli fondamentali: essere uomini, essere battezzati. Faceva crescere senza mai far emergere se stesso. La sua virtù era quella di far emergere le virtù dei figli e di rallegrarsene dicendo sempre di essere lui meno capace (essendo in realtà in lui la vera “capacità”, la capacità di accogliere e di tenere insieme i molti). Con fedeltà sponsale alla sua Chiesa, tanto che – in un tempo difficile per la diocesi di Noto, con tanti preti che lasciavano il ministero – quando gli fu proposto un avanzamento di carriera ecclesiastico, lui rifiutò, perché ormai la sua Sposa era la Chiesa di Noto! Quello che papa Francesco ha ricordato sull’esigenza che mai si confonda un ministero ecclesiale con una carriera, Mons. Nicolosi l’ha vissuto, testimoniato e … con grande e sana ironia, e altrettanto grande indulgenza, colto come uno dei problemi di tanti confratelli e di tanti laici.

 «Cogitor ergo sum», «Ogni gesto della fede è misurato dalla carità»

Ora, lui è la “sua” Chiesa, certo sempre e anzitutto affidata all’unico grande Pastore, a quel Gesù che lui si preoccupava di far «riscoprire lungo le strade della vita» (tema assegnato al Sinodo) perché non diventasse un “fantasma”. Chiesa di Cristo, quindi, e affidata ai vescovi … potendo dire che, man mano, si arrivava al suo «terzo successore» nella catena della trasmissione apostolica. E così questa Chiesa di Noto, anzitutto di Cristo, è al tempo stesso la Chiesa che Mons. Nicolosi ha fatto crescere con tanta dedizione e che ha continuato a crescere con i suoi successori, potendo contare sul senso di Chiesa da lui trasmesso. In una duplice direzione. Mons. Nicolosi era consapevole che anche lui aveva bisogno di affetto e negli ultimi anni, a chi andava a trovarlo, diceva «Cartesio non ha ragione. Nella vita non è importante il “Cogito, ergo sum” (penso, dunque sono), ma il “Cogitor, ergo sum” (sono pensato, quindi sono)». E il tempo del suo episcopato vissuto dopo le “dimissioni” (dall’incarico ma non dal rapporto ricco di affetto con sua Chiesa) abbiamo avuto un tempo di verità ulteriore, continuando a volerlo bene e ammirando il delicato e premuroso volergli bene di suor Urmila e suor Clemenzia, del suo medico, del suo “infermiere”, senza dire della sua famiglia sempre ricordata e amata. La mattina della sua morte si avvertiva un grande e sereno intreccio di affetti. La sera della sua morte era previsto un incontro unitario tra catechisti, animatori della carità e della liturgia con una riflessione biblica e un confronto in gruppi per comprendere come rinnovare la pastorale «fissando lo sguardo su Gesù». Si è mantenuto per saggia decisione di don Angelo (il vicario generale) e si è onorato mons. Nicolosi attuando una vita di Chiesa fatta di comunione (convergendo nell’indicazione che ci sono momenti in cui si è tutti e si sospende il resto) e nella tensione a cercare di capire come andare alla sostanza della pastorale rinnovando la freschezza del Vangelo e accogliendo i poveri, non con la sola assistenza, ma con l’affetto che li rende commensali e centrando su questo anche la catechesi. Anche le nuovissime generazioni ascoltavano commosse le parole di questo anziano vescovo scomparso la mattina che venivano lette all’inizio dell’incontro e che ne costituiscono ora il “testamento”:

 

 

 

 

È la sostanza del Vangelo che dobbiamo riscoprire nella sua integrità e nella sua freschezza sorgiva. È questo l’aggiornamento voluto dal papa Giovanni XXIII e che il Concilio Vaticano II ha indicato a tutta la Chiesa, perché si facesse “un balzo innanzi” nella penetrazione della dottrina cristiana a vantaggio del cammino degli uomini verso la riconciliazione perfetta, a edificazione di una Chiesa che fosse “come segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano” (Lumen gentium 4)

 

La Chiesa non è opera di singoli, fossero pure grandi santi. La Chiesa è comunione, e quindi cammino comune, “sinodo”, nella sua stessa essenza. Ogni gesto ecclesiale deve quindi nascere nel rispetto e nell’ascolto fraterno, nel confronto sincero e leale, nell’attenzione e nel servizio ai più piccoli, nella magnanimità verso i limiti e le necessità dei più deboli.

 

Ogni gesto della fede è misurato dalla carità, che non può che iniziare da quanti sono più bisognosi del nostro affetto. Per questo il cuore delle decisioni sinodali è il capitolo sulla buona novella annunciata ai poveri. Questa buona novella annunciata ai poveri fu il cuore stesso del messaggio di Gesù lungo le strade della Palestina. Essa deve costituire ancora il cuore pulsante della nostra testimonianza lungo le nostre strade. Solo così raggiungeremo “la conoscenza della gloria divina che rifulge sul volto di Cristo” (cfr. II Cr 4,2). È la gloria che rifulse soprattutto sul volto di Cristo ricoperto degli sputi del disprezzo e ferito dalla violenza degli uomini. È questo il volto che noi ancora oggi siamo chiamati a scoprire e baciare con gli stessi sentimenti con cui Francesco baciò il lebbroso.

Il sigillo di questi giorni di ricordo è stato dato dall’attuale vescovo e terzo successore di Mons. Nicolosi, Mons. Antonio Staglianò che con tanto affetto ha valorizzato la sapienza e la presenza orante del vescovo emerito che era rimasto a vivere in una casa alla periferia di Noto (che diventerà luogo di accoglienza gestito dalla Fondazione Madre Teresa da lui voluta). Così ha scritto Mons. Staglianò sul libro delle firme, mettendosi tra i fedeli ma anche interpretando come pastore il comune sentire della Chiesa netina (e non solo, dati i messaggi pervenuti da tutta Italia)

 

Grazie dal profondo del cuore, a nome di tutta la chiesa di Noto.

– per aver edificato la fede in questo territorio secondo gli avvenimenti illuminanti del concilio vaticano II;

– per aver saputo costruire “comunione” nel presbiterio e nel popolo di Dio “camminando insieme” con tutti;

– per aver riconosciuto Gesù nei poveri e nei sofferenti, donando la testimonianza di carità e misericordia verso i più afflitti;

– per aver amato i Vescovi successori incoraggiandoli nel difficile compito di guidare la diocesi;

– per avermi voluto bene sin dall’inizio accogliendomi come un padre accoglie un figlio ed è contento nel vederlo crescere e maturare;

– per aver dichiarato sempre con convinzione che è la fede in Gesù che vince il mondo e la morte e dona gioia, speranza, amore e pace nella nostra vita.

 Ora aiutaci dall’alto.

 Con gratitudine

 + Antonio Staglianò

 Vescovo di Noto

 e ” III successore “

COMUNICATI STAMPA

25 gennaio 2013 – ore 19,00

Inaugurazione della “Casa Tobia” e della “Casa di Accoglienza Temporanea”

Via Trigona  12, NOTO

Interverranno S.E. Mons. Antonio Staglianò e S.E. Mons. Salvatore Nicolosi